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	<title>Late For The Sky &#187; The Golden Highway</title>
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	<description>Il blog della Vinyl Legacy Association</description>
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		<title>MOLLY TUTTLE &amp; THE GOLDEN HIGHWAY &#8211; Crooked Tree</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2022 11:25:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Crazy Carnevale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock'n'Pop]]></category>
		<category><![CDATA[Molly Tuttle]]></category>
		<category><![CDATA[The Golden Highway]]></category>

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Molly Tuttle &#038; The Golden Highway – Crooked Tree (Nonesuch 2022)
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<p>Molly Tuttle &#038; The Golden Highway – Crooked Tree (Nonesuch 2022)</p>
<p>Che bel disco! E dire che quando era uscito il suo predecessore, un album di cover realizzato in solitaria in piena era covid, avevo storto la bocca, non riuscendo a capire che utilità avesse al di là del mantenere alto l’interesse nei confronti di un’artista che aveva appena debuttato e che aveva già riscosso consensi abbondanti.</p>
<p>Non esito a definire Crooked Tree una delle cose migliori ascoltate negli ultimi anni, e non solo in ambito di musica acustica, perché si tratta di un signor disco a tutto tondo, al di là degli ospiti che vi appaiono, tutti per altro in modo mai invadente, lasciando alla titolare buona parte della gloria: non per nulla è stata la prima donna a vincere il premio come miglior chitarrista assegnato dall’international Bluegrass Music Association.</p>
<p>Per comporre le canzoni di questo album, la Tuttle – cantante e chitarrista eccezionale – si è fatta aiutare da Ketch Secor degli Old Crow Medicine Show e da Melody Walker, mentre per la parte artistica ha prodotto lei stessa il disco in tandem con il grande Jerry Douglass, presente in buona parte delle tracce col suo dobro.</p>
<p>Il risultato è un LP pieno di suoni acustici bellissimi, con ben tredici canzoni nuove di zecca che traboccano freschezza: non è propriamente bluegrass, e non è country in senso stretto, anche se la base è quella.</p>
<p>La Tuttle è californiana, fin da piccola ha respirato l’aria degli ambienti freak del Golden State e la cosa si sente, in particolar modo in alcuni testi, si è fatta poi le ossa a Boston ed ora ha naturalmente stabilito il quartier generale a Nashville, dove ci sono i musicisti giusti per la sua musica.</p>
<p>Voci brillanti, break strumentali mai sbavati o esagerati, tutti i bravi strumentisti a disposizione non esagerano negli interventi lasciando alla chitarra acustica di Molly la giusta visibilità che spetta di diritto a una stella di prima grandezza.<br />
È già festa col primo brano del disco, She’ll Change, e con la seguente Flatland Girl (con la seconda voce della prezzemolina Margo Price) emerge già tutta la capacità della Tuttle nel saper raccontare delle storie, la struttura musicale è impeccabile e il brano è già tra le cose migliori del disco.</p>
<p>In Dooley’s Farm c’è Billy String con la sua acustica, la struttura è differente, quasi la Tuttle avesse voluto mettere insieme una struttura musicale adatta all’ospite e al suo stile jam, e la cosa riesce appieno, Strings è un protagonista assoluto del panorama bluegrass jam attuale, i suoi concerti in rete sono da urlo, peccato non abbia ancora trovato il giusto equilibrio nelle sue pochissime produzioni in studio. Big Backyard è un bel brano in cui la Tuttle dimostra tutta la sua apertura mentale, il suo essere cosmopolita, ad accompagnarla qui ci sono gli Old Crow Medicine Show al completo con i violini in evidenza ovviamente. La title track è un altro brano di grande effetto, con un bell’attacco strumentale, la seguente Castilleja è una bellissima composizione d’ispirazione western, un’altra storia cantata con intensità e suonata al top.</p>
<p>Chiude la prima parte del disco The River Knows, lunga composizione dalla struttura strumentale più essenziale, vagamente folkie, ricorda la classica Little Sadie.</p>
<p>Attacco decisamente bluegrass per Over The Line, c’è sempre il violino in evidenza, ma l’ospite d’onore è il mandolino di Sierra Hull che si divide i break più belli con l’acustica di Molly, un autentico tripudio che eleva ulteriormente il livello qualitativo di un disco che tra un ascolto e l’altro cresce spropositatamente. L’atmosfera festosa si mantiene alta con Nashville Mess Around, con tanto di yodel e un passaggio di chitarra da strapparsi i capelli. </p>
<p>San Francisco Blues è un lento valzer più che un blues, un omaggio alla città d’elezione di Molly, non il suo luogo di nascita ma il centro culturale di riferimento a lei più vicino: c’è Dan Tyminski a cantare con lei in sottofondo, Dominick Leslie suona un delicato mandolino mentre Molly ricorda nel testo la summer of love, i forty-niners e tutto quanto faccia pensare alla città della Bay Area.</p>
<p>Il brio torna con Goodbye Girl sembra fare riferimento al passato della titolare, al suo trasferimento dalla West Coast a Boston, belle armonie vocali e break brevi ma efficaci per mandolino, banjo, dobro e, ovviamente, per l’acustica.</p>
<p>Side Saddle è la storia di una cowgirl che vuole una sella come quelle dei maschi, non la classica sella da signore di una volta, una cowgirl che vuole cavalcare a gambe arcuate, per così dire, guidando lei il cavallo e non facendosi semplicemente trasportare: la gran parte di dobro per il coproduttore e la voce di Gillian Welch nei ritornelli definiscono splendidamente un brano il cui testo va letto tra le righe.</p>
<p>Il disco si chiude con i delicati ricordi di Grass Valley, altra canzone in cui i ricordi dell’infanzia californiana di Molly emergono prepotentemente, una California freakettona, dalle tonalità tie-dye, deadhead – anche se anagraficamente Molly non può aver ricordi personali diretti dei Grateful Dead, il riferimento del brano è abbastanza evidente – un viaggio col padre per andare ad un raduno musicale pieno di hippies.</p>
<p>Inutile dire che quando il disco finisce prevale la tentazione di ricominciare ad ascoltarlo da capo.</p>
<p>Paolo Crazy Carnevale</p>
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