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	<title>Late For The Sky &#187; The Chills</title>
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	<description>Il blog della Vinyl Legacy Association</description>
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		<title>Greetings from Australia&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 22:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tagliabue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Juke Box all'Idrogeno]]></category>
		<category><![CDATA[The Chills]]></category>

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Australia, frontiera inesplorata, terra di grandi distanze e di smisurati orizzonti interiori.
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<p>Australia, frontiera inesplorata, terra di grandi distanze e di smisurati orizzonti interiori.<br />
Ci fu un periodo, più o meno a cavallo della metà degli anni ottanta, in cui il Signore della Sei Corde sembrò aver diretto il suo raggio di luce più intenso proprio sulla Terra dei Canguri: una facile previsione  per la nuova terra promessa di un  rock sempre più stanco dei circuiti tradizionali.<br />
In principio furono Saints e Radio Birdman a tracciare, attraverso il recupero delle sonorità malate di Stooges e MC5, una ideale linea rossa con la nascente scena punk dei paesi anglosassoni, poi fu la volta, seppur in ambiti diversi, di Birthday Party e Nick Cave, Church e Celibate Rifles, Hoodoo Gurus e Go Betweens, Died Pretty e Dead Can Dance: sembrava insomma che qualsiasi produzione proveniente da quelle lande sterminate fosse destinata ad ascendere in breve tempo al luminoso firmamento del rock’n’roll.<br />
Una scena fiorente e una manciata di dischi epocali: tanto bastò (e scusate se è poco..) a far   convergere pubblico e critica su quelle latitudini con i toni enfatici della next big thing: ci volle invece molto di meno per seppellire in breve, con altrettanta facilità, il miracolo dell’Aussie rock sotto un carico eccessivo di  aspettative troppo grandi e di sogni irrealizzabili.<br />
Poi, sul finire della decade, venne il grunge con il mito delle cantine di Seattle e nessuno, ma proprio nessuno, sembrò più ricordarsi del Nuovo Continente e del suo sogno infranto.<br />
Uno dei tanti della nostra musica, del resto.<br />
Ciò che rimane e che nessuno può cancellare sono, appunto, quella decina di masterpieces, e, per quanto mi riguarda, una canzone in particolare&#8230; </p>
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