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	<title>Late For The Sky &#187; Tesla Manaf</title>
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		<title>TESLA MANAF – A Man’s Realtionship With His Fragile Area/It’s All Yours</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 22:27:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Crazy Carnevale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock'n'Pop]]></category>
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TESLA MANAF
 A Man’s Realtionship With His Fragile Area/It’s All Yours
(Moonjune 2015)
 
Nel DNA del promettente chitarrista indonesiano Tesla Manaf  – l’Indonesia è tra i territori di caccia preferiti da questa iperattiva label newyorkese – vengono comunemente indicati soggetti come Django Reinhardt, Segovia, Pat Metheny. Probabilmente c’è del vero, ma dall’ascolto di questo recentissimo “due in uno” [...]]]></description>
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<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3704" title="tesla manaf" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2015/03/tesla-manaf-300x266.jpg" alt="tesla manaf" width="300" height="266" /></p>
<p> </p>
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<p></a></p>
<p>TESLA MANAF</p>
<p> A Man’s Realtionship With His Fragile Area/It’s All Yours</p>
<p>(<em>Moonjune</em> 2015)</p>
<p> </p>
<p>Nel DNA del promettente chitarrista indonesiano Tesla Manaf  – l’Indonesia è tra i territori di caccia preferiti da questa iperattiva label newyorkese – vengono comunemente indicati soggetti come Django Reinhardt, Segovia, Pat Metheny. Probabilmente c’è del vero, ma dall’ascolto di questo recentissimo “due in uno” che la Moonjune ha pubblicato ad inizio anno emerge particolarmente l’influenza dell’ultimo dei tre. Il dischetto racchiude due progetti ben distinti e ben differenti tra loro, nella prima parte – registrata nel 2014 –, suonata in quartetto con l’uso di una sezione ritmica tradizionale e di strumenti a fiato tipici del suo paese, Tesla Manaf va ad esplorare territori musicali di ispirazione jazz fusion rilassata in cui spiccano brani come <em>Moving Side </em>e soprattutto <em>Chin Up</em>, il brano più lungo e coinvolgente di questo “primo tempo”.</p>
<p>La seconda parte, o se vogliamo il secondo disco, risale al 2011 e vede Manaf alle prese con un ensemble più vasto che fa uso di tastiere, sezione ritmica, flauti, percussioni indonesiane, sax e varie voci. Tutti e sei i brani che la compongono sono come i sei movimenti di un’unica suite che da poi il nome al progetto. Musicalmente siamo su un pianeta diverso ma comprimario della prima parte, qui jazz e fusion si rifanno a modelli che ricordano maggiormente gli anni ottanta di  questi generi, o i tardi settanta, con quelle sonorità un po’ latin jazz e afro che andavano allora di moda, con la differenza che qui le implicazioni etniche sono ad appannaggio dell’ensemble Mahagotra Ganesha che provvede alle voci e agli strumenti tradizionali.</p>
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