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	<title>Late For The Sky &#187; Richard Shindell</title>
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	<description>Il blog della Vinyl Legacy Association</description>
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		<title>RICHARD SHINDELL – Careless</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2016 15:15:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Crazy Carnevale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock'n'Pop]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Shindell]]></category>

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RICHARD SHINDELL – Careless (Amalgamated Balladry/Continental Song City 2016)
Richard Shindell, una dozzina di dischi di varia ispirazione alle spalle, è molto orgoglioso di questa sua ultima produzione, una produzione che gli ha richiesto parecchio tempo per la messa a punto.
Una messa a punto fin troppo meticolosa che per il sottoscritto snatura un po’ il risultato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2016/12/richard-shindell.jpg"><img src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2016/12/richard-shindell-300x269.jpg" alt="richard shindell" title="richard shindell" width="300" height="269" class="aligncenter size-medium wp-image-4711" /></a></p>
<p>RICHARD SHINDELL – Careless (Amalgamated Balladry/Continental Song City 2016)</p>
<p>Richard Shindell, una dozzina di dischi di varia ispirazione alle spalle, è molto orgoglioso di questa sua ultima produzione, una produzione che gli ha richiesto parecchio tempo per la messa a punto.</p>
<p>Una messa a punto fin troppo meticolosa che per il sottoscritto snatura un po’ il risultato finale dividendolo tra alti e bassi evidenti. Non che sia un brutto disco, per carità, è solo un disco troppo diverso. Da sé stesso. </p>
<p>Nelle poche cose che avevo ascoltato di Shindell in precedenza avevo riscontrato lo stesso problema, differenze di generi, tanto da sembrare opere di autori differenti. Ed è la stessa cosa che mi capita di avvertire ogni volta che riascolto questo Careless.</p>
<p>Registrato tra lo stato di New York e l’Argentina il disco emana diversi umori, diverse ispirazioni, diverse voci.</p>
<p>La stessa voce di Shindell è differente da un brano all’altro, talvolta sembra voler correre dietro a Michael Stipe o a qualche altro idolo pop degli anni novanta, in altri momenti evoca – con maggior successo – la grande scuola del songwriting rurale americano: ne è prova esemplare il brano con cui il disco si apre, un brano molto riuscito intitolato Stray Cow Blues, cantato con voce forte e sostenuta, supportato da un adeguato accompagnamento musicale in cui brilla la chitarra elettrica di David Spinozza, per contro la seguente title track segue piste opposte, è un brano urbano e notturno, distante anni luce, come lo è Infrared, uno di quelli che mi piacciono di meno.</p>
<p>Meglio la struttura di Deer In The Parkway, dall’inizio blues quasi solitario che si evolve poi in un trionfo di sonorità che dal blues si distaccano parecchio.</p>
<p>Una delle composizioni migliori è Abbie, solido brano che molto deve alla chitarra di Larry Campbell e al bel supporto vocale di Sara Milonovich, entrambi anche ai violini in questa canzone, e, forse per il fatto che ci sia Campbell, il brano non cela un qualche richiamo a certe sonorità di The Band. Buona anche Atlas Choking che ha vaghe e curiose rimembranze di certe Bond-songs, quasi fosse stata prodotta per un film di 007 ambientato nelle campagne americane. In chiusura Shindell torna al cantato intimista con Before You Go, non male, e a Michael Stipe con Satellites.</p>
<p>Poco convincente la conclusiva The Dome, eseguita in solitudine, soporifera e con troppi effetti fuori luogo.</p>
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