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	<title>Late For The Sky &#187; minutemen</title>
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	<description>Il blog della Vinyl Legacy Association</description>
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		<title>Our band could be your life&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 22:10:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tagliabue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Juke Box all'Idrogeno]]></category>
		<category><![CDATA[minutemen]]></category>

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Quarantacinque canzoni per una ottantina di minuti di musica e parole: una media inferiore ai centoventi secondi per ciascun brano. Non schegge impazzite di furore nichilista, non pillole di barbiturici ad effetto deformante e dissonante ma piccole meraviglie che concentrano in una manciata di secondi l’essenza stessa della forma canzone; il fine ultimo di una [...]]]></description>
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<p>Quarantacinque canzoni per una ottantina di minuti di musica e parole: una media inferiore ai centoventi secondi per ciascun brano. Non schegge impazzite di furore nichilista, non pillole di barbiturici ad effetto deformante e dissonante ma piccole meraviglie che concentrano in una manciata di secondi l’essenza stessa della forma canzone; il fine ultimo di una ricerca dell’assoluto che attraverso la scarnificazione, la riduzione al sostanziale, conduce ogni singolo pezzo ad una dimensione pressochè perfetta e immodificabile.<br />
La voce e la Fender frenetica di D. Boon, le incredibili scale di basso di Mike Watt, ben deciso a detronizzare la chitarra dalla sua presunta centralità della musica rock, i tempi dispari della batteria di George Hurley: gemme scintillanti del sottobosco hardcore-punk californiano, i Minutemen, con i loro pazzeschi cocktails sonori, appaiono subito “oltre” tutto ciò che li circonda.<br />
<strong>Double Nickels On The Dime</strong>, anno di grazia 1984, è il loro capolavoro, il capolavoro di un’epoca e uno dei capolavori di sempre: rock, punk, jazz, folk, finanche qualche briciola di pop, country e psichedelia e, soprattutto, tanto funk: in questi solchi scorre una eccezionale summa di tutto ciò che è stato e, nel contempo, con raro spirito anticipatore, di buona parte di ciò che sarà: il miglior indie-rock e specialmente il crossover (Red Hot Chilli Peppers e Primus in testa) che avrebbe spopolato negli anni a cavallo con la decade successiva, sono già tutti qui.<br />
Impossibile fare citazioni data la mole impressionante di illuminazioni che riempiono questi frammenti sonori, ma sarebbe parimenti inaudito non ricordare almeno <em>History Lesson Pt. 2</em>, la canzone che più di ogni altra racchiude il senso di un’epoca e di tante esistenze che, assediate dal nulla, hanno trovato nel punk rock la linfa per crescere e per scaldare altre vite: <em>&#8220;La nostra band potrebbe essere la tua vita/&#8230;/Io e D. Boon abbiamo suonato per anni, ma il punk-rock ha cambiato la nostra vita/Lo imparammo a Hollywood, giungevamo da Pedro/Eravamo degli stronzetti, ci andammo solo per bere e pogare/Il narratore è Bob Dylan per me, la mia storia potrebbe essere una sua canzone ed io il suo soldatino/Noi siamo scienziati del rock, ero E. Bloom, poi Joe Strummer, John Doe/Eravamo io e D. Boon e suonavo la chitarra&#8230;&#8221;</em></p>
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<p>In loving memory of D. Boon 1958-1985</p>
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