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	<title>Late For The Sky &#187; Michael Jerome Browne</title>
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		<title>MICHAEL JEROME BROWNE &#8211; That&#8217;s Where It&#8217;s At!</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Dec 2019 22:44:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Baiotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock'n'Pop]]></category>
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MICHAEL JEROME BROWNE
THAT’S WHERE IT’S AT!
Borealis Records 	2019
Michael Jerome Browne proviene dalla vivace scena canadese. Vincitore di tre Folk-Music Awards (nel 2015 come cantante tradizionale, nel 2012 e 2008 come artista solista), per ben 32 volte nominato ai Blues Awards canadesi, è un polistrumentista e cantautore molto considerato nell’ambito della  roots music. Nato a [...]]]></description>
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<p>MICHAEL JEROME BROWNE<br />
THAT’S WHERE IT’S AT!<br />
Borealis Records 	2019</p>
<p>Michael Jerome Browne proviene dalla vivace scena canadese. Vincitore di tre Folk-Music Awards (nel 2015 come cantante tradizionale, nel 2012 e 2008 come artista solista), per ben 32 volte nominato ai Blues Awards canadesi, è un polistrumentista e cantautore molto considerato nell’ambito della  roots music. Nato a South Bend in Indiana, si è trasferito da bambino a Montreal con la famiglia entrando a far parte da adolescente della scena folk locale. Impegnato anche come session man e collaboratore, ha lavorato spesso con Eric Bibb sia in studio che dal vivo, producendo il suo Migration Blues, candidato al Grammy.<br />
Michael ha alle spalle una decina di dischi sempre per la Borealis tra i quali Sliding Delta del 2015, un tributo al blues rurale e Can’t Keep A Good Man Down che raccoglie brani dai primi album a partire da Drive On, esordio del 2001.<br />
That’s Where It’s At, finanziato da una campagna di crowfunding, è focalizzato sulla connessione tra blues e soul, con l’inserimento di un paio di spirituals originali e qualche blues degli anni sessanta affiancati a tracce di Stevie Wonder, Sam Cooke e Al Green, completati da qualche brano autografo, il tutto eseguito in modalità acustica e stringata, evidenziando il finger-style di Jerome, protagonista assoluto alla voce, chitarra, banjo e armonica, con l’aiuto di John McColgan alle percussioni e delle voci di Harrison Kennedy, Eric Bibb e Roxanne Potvin.<br />
Lo strumentale Don’t Ask Me Why apre il disco mischiando venature funky e jazz, seguito dal blues Black Nights in cui spiccano la calda voce soul e la slide di Browne. Se Skeletons di Stevie Wonder ne mantiene l’andamento funky-soul, lo spiritual Pharaoh, ripreso dalla versione della cantante Sidney Carter, si giova della presenza dell’esperto Harrison Kennedy, mentre Eric Bibb offre il suo inconfondibile aiuto in Everybody Ought To Treat A Stranger Right, blues di Blind Willie Johnson. In tutto il disco si respirano passione, cultura, rispetto e conoscenza della materia, che consentono di interpretare con efficacia anche tracce che sembrano meno legate al tema, come la ballata Louisiana 1927 di Randy Newman.</p>
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