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	<title>Late For The Sky &#187; Matthew O&#8217;Neill</title>
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	<description>Il blog della Vinyl Legacy Association</description>
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		<title>MATTHEW O’NEILL – Trophic Cascade</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2018 21:26:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Crazy Carnevale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock'n'Pop]]></category>
		<category><![CDATA[Matthew O'Neill]]></category>

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MATTHEW O’NEILL – Trophic Cascade (Underwater Panther Coalition/Hemifran 2017)
La copertina, bruttina, mi aveva fuorviato del tutto: pensavo di ritrovarmi ad ascoltare uno dei molti dischi di Americana o pseudo tale distribuiti dalla svedese Hemifran. E invece, sorpresa ( manco fosse pasqua!), Matthew O’Neill, canadese di stanza sulle Catskill Mountains, è un cantautore in bilico tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2018/04/matthe-oneill-TropicCascade_COVER707.jpg"><img src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2018/04/matthe-oneill-TropicCascade_COVER707-300x300.jpg" alt="matthe o&#039;neill TropicCascade_COVER[707]" title="matthe o&#039;neill TropicCascade_COVER[707]" width="300" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-5389" /></a></p>
<p>MATTHEW O’NEILL – Trophic Cascade (Underwater Panther Coalition/Hemifran 2017)</p>
<p>La copertina, bruttina, mi aveva fuorviato del tutto: pensavo di ritrovarmi ad ascoltare uno dei molti dischi di Americana o pseudo tale distribuiti dalla svedese Hemifran. E invece, sorpresa ( manco fosse pasqua!), Matthew O’Neill, canadese di stanza sulle Catskill Mountains, è un cantautore in bilico tra sonorità ardite e ritmi riconducibili alle tradizioni dei nativi americani.</p>
<p>Come a dire una sorta di Jonathan Wilson – con le debite proporzioni &#8211; che invece di fare riferimento a certo rock inglese (ma anche americano) degli anni settanta, prende un po’ dello space-rock byrdsiano (ascoltare, per credere, la traccia iniziale del disco, Bridge Builder) e del Neil Young (non sarà mica canadese per niente questo O’Neill) degli esordi (Buffalo Springfield e il primo disco), che fanno capolino in Golden Boy e Ain’t No Way, con cori femminili e voce grave.</p>
<p>Su tessuti musicali così fortemente dichiarati si innestano in parecchie composizioni percussioni e ritmi nativi che hanno come antenati di riferimento gli esperimenti di Robbie Robertson (non a caso un altro canadese?) o anche della Buffy Sainte-Marie meno datata.</p>
<p>In definitiva il risultato è abbastanza difficile da inquadrare, senza dubbio interessante, e a tratti entusiasmante, più rock in brani come Poisoning The Well, affascinante in composizioni come in Stand Tall (sarà un altro caso che qualche mese dopo l’uscita di questo disco, Neil Young abbia pubblicato un brano dal medesimo titolo?), nella torrenziale 1000 Years e in Louisiana, scelta come brano trainante del disco, fino alla particolare e fiatistica e nervosa Alzaheimer’s Blues.</p>
<p>Per mettere assieme il suo affresco sonoro, O’Neill non ha lesinato certo nelle collaborazioni, così oltre al produttore Diko Shoturma (Bjork, Nada Surf, Snarky Puppy e altri) ci sono le chitarre di Ryan Scott, il sax di Stuart Bogie (Arcade Fire, Iron &#038; Wine, Paul Simon), il violoncello di David Egger (con Patti Smith) e il basso di Jacob Silver (Lauren Hill, Lucinda Williams).</p>
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