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	<title>Late For The Sky &#187; Luca Calabrese</title>
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	<description>Il blog della Vinyl Legacy Association</description>
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		<title>LUCA CALABRESE &#8211; I Shin Den Shin</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Dec 2024 13:44:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Crazy Carnevale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock'n'Pop]]></category>
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LUCA CALABRESE – I Shin Den Shin (Moonjune Records 2024)
Nonostante la lunga gavetta e le numerose esperienze del titolare nell’ambito della musica che conta, questo suo lavoro per la Moonjune Records non riesce davvero a convincere.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lateforthesky.org/2024/12/26/luca-calabrese-i-shin-den-shin/i-shin-den-shin-album-cover/" rel="attachment wp-att-7883"><img src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2024/12/i-shin-den-shin-album-cover-300x300.jpg" alt="i-shin-den-shin-album-cover" title="i-shin-den-shin-album-cover" width="300" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-7883" /></a></p>
<p>LUCA CALABRESE – I Shin Den Shin (Moonjune Records 2024)</p>
<p>Nonostante la lunga gavetta e le numerose esperienze del titolare nell’ambito della musica che conta, questo suo lavoro per la Moonjune Records non riesce davvero a convincere.<br />
Calabrese, il cui approccio alla musica risale addirittura agli anni Settanta, dapprima in formazioni bandistiche della zona del Piemonte di cui è originario, poi frequentando il conservatorio, ha maturato esperienza suonando con big band mainstream che lavoravano in ambito televisivo.<br />
Di pari passo ha però coltivato una passione per il jazz e l’improvvisazione, venendo a mano a mano in contatto con musicisti importanti con cui ha calcato plachi e frequentato sale d’incisione, parliamo di Keith Tippett, Peter Hammill, Pat Mastellotto, Cecil Taylor, Richard Barbieri.<br />
Proprio con Barbieri (Japan, Porcupine Tree) e con l’ensemble svedese Isildurs Bane ha avuto modo di lavorare molto negli ultimi anni: col gruppo svedese ha messo in cantiere dischi che hanno coinvolto anche Steve Hogarth (Marillion) e Peter Hammill (Van Der Graaf Generator).<br />
Per questo suo lavoro solista, Calabrese si è affidato alla produzione e alla direzione artistica del sopravvalutato Markus Reuter, coniugatore di sound elettronici e paesaggi sonori, sempre molto noiosi e ripetitivi, molto ambient e sterili. D’altronde uno che in venticinque anni se ne esce con quasi novanta dischi – tra quelli condivisi e quelli a proprio nome – è un genio o è uno che si ripete. E Reuter non è un genio.<br />
L’ascolto del disco, come quello di altre produzioni su cui Reuter mette mano, è un po’ come la visione di un film in cui non accade mai nulla: peccato, perché l’elettronica ammazza il suono della piccola tromba suonata da Calabrese (a tratti sulle orme di Mark Isham) e soprattutto sopraffà le chitarre elettriche di Mark Wingfield e del vietnamita Nguyen Le.<br />
Dalla noia quasi assoluta si salvano alcuni momenti dei brani A New Reality e Heart To Heart, il cui titolo è un po’ la traduzione del titolo giapponese dato all’intero album (uscito sia in CD che in vinile), le cui radici stanno nel confucianesimo e nel buddhismo, e nei concetti di empatia e sentimenti condivisi. Peccato, perché in questo disco di empatico sembra non esserci nulla.</p>
<p>Paolo Crazy Carnevale </p>
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