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	<title>Late For The Sky &#187; Kraftwerk</title>
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	<description>Il blog della Vinyl Legacy Association</description>
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		<title>Il motore del 2000</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 21:43:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tagliabue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Juke Box all'Idrogeno]]></category>
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<p>In principio erano i corrieri cosmici e qualche strano apprendista stregone del kraut rock: l’elettronica applicata alla musica giovanile era ancora un affare per palati fini, un mostro a cinque teste che, secondo la leggenda, esigeva sacrifici umani e dal quale i più erano ben felici di stare alla larga. Poi venne <em>Autobahn</em> e, come per incanto, la creatura malefica rivelò il profilo di un’affascinante pin up: in un mondo dalle fattezze ancora incerte, che cominciava a stropicciarsi gli occhi dopo lunghi sogni di ricchezza e prosperità e ad accorgersi che, forse, non tutto era girato per il verso giusto, la musica elettronica si avviava a diventare un affare per le masse. Di lì a qualche anno sarebbe stato un <em>Computer World </em>ed i Kraftwerk, anche questa volta, i primi ad accorgersene. Ma il 1974 è, per certi versi, la preistoria: il villaggio globale può far pensare, al massimo, ad un centro vacanze in riva al mare, la fibra ottica non esiste e per i fili del telefono ci passano solo gli squilli di romantici apparecchi neri da parete. La Storia viaggia su quattro ruote e le autostrade sono le modernissime arterie che collegano genti e culture diverse allo stesso cuore pulsante. Sulla copertina di <em>Autobahn</em>, sullo sfondo di un sole radioso, di un cielo terso e placide colline verdeggianti, un’autostrada corre imperiosa verso un futuro che sembra luminoso ed a portata di mano: in un senso di marcia un vecchio Maggiolino torna mestamente sui propri dimenticati passi mentre, dall’altro, una fiammante e modernissima Mercedes sembra partire alla conquista del mondo. Dentro, naturalmente, ci sono loro, i quattro uomini robot di Dusseldorf. Che, con buona pace dei detrattori della fantomatica svolta commerciale, non sono mai stati tanto avanti rispetto agli altri come quando hanno deciso di elargire a tutti il dono della propria arte. Se infatti i primi due album di studio, <em>Kraftwerk 1</em> e <em>2</em>, ed in maniera minore anche l’interlocutorio <em>Ralf &amp; Florian</em>, sono lavori sperimentali ma comunque in linea a quanto stava accadendo in quegli anni <em>nel cosmo che sta su in Germania</em>, <em>Autobahn</em> e più ancora i successivi <em>Radio Activity</em>, <em>Trans Europe Express </em>e<em> Man Machine</em>, tutti dischi di grandissimo successo editi fra il 1975 ed il 1978, sono il punto di partenza di tutta la musica dei due decenni successivi: new wave, synth pop, hip-hop, techno, house, trance… <em>Autobahn </em>è una moderna sinfonia per bielle e pistoni, è la musica di un motore che gira a pieno regime, la colonna sonora di un corpo meccanico in movimento. Una suite di oltre ventidue minuti che parte con il rombo del motore e lo stridere dei pneumatici per sviluppare un tappeto ritmico ipnotico e minimale, sul quale danzano leggiadre le sinuose melodie di flauto e tastiere mentre una voce asettica e stranita magnifica la dimensione del viaggio come un primo, timido tentativo di avvicinare il futuro. La versione <em>ristretta</em>, condensata nei tre/quattro minuti di un singolo, spopolerà in Europa e Stati Uniti: l’uomo e la macchina scoprono di piacersi e di essere fatti l’uno per l’altro. E’ l’inizio di una lunga storia d’amore.</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2012/04/Autobahn.jpg"><img src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2012/04/Autobahn.jpg" alt="Autobahn" title="Autobahn" width="500" height="500" class="aligncenter size-full wp-image-2640" /></a> </p>
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		<title>Frattaglie di (puro) vinile&#8230;3</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 11:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tagliabue</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;ennesima ristampa vinilitica per gli album &#8220;storici&#8221; dei <strong>Kraftwerk </strong>post kraut-rock (&#8221;Autobahn&#8221;, &#8220;Radio Activity&#8221;, &#8220;Trans Europe Express&#8221;, &#8220;The Man Machine&#8221;, &#8220;Computer World&#8221;&#8230;c&#8217;era bisogno di ricordarlo?). Questa volta l&#8217;etichetta è la Mute e la novità è rappresentata da copertine &#8220;esclusive&#8221;, ovvero diverse anche se in qualche modo collegate a quelle originali, e da un libro fotografico di 16 pagine per ogni titolo&#8230;</p>
<p>&#8230;sull&#8217;onda del successo underground degli <strong>OM</strong> con il recente, ottimo, &#8220;God Is Good&#8221;, la Holy Mountain ha ristampato i primi due vinili della band formata dal basso di Al Cisneros e dall&#8217;allora batterista Chris Hakius. Si tratta di &#8220;Variations On A Theme&#8221; del 2004 e di &#8220;Conference Of The Birds&#8221; del 2006, due lavori che non mancheranno di stregare chi è stato appena conquistato dalle sonorità mistico/ipnotiche di &#8220;God Is Good&#8221;&#8230;</p>
<p>&#8230;un&#8217;altra ristampa importantissima è quella di &#8220;She Hangs Brightly&#8221;, primo fantastico album del 1990 dei<strong> Mazzy Star</strong>, il progetto post-Opal di David Robach con la meravigliosa Hope Sandoval. Sparito ormai da anni nel formato a 33 giri, poco reperibile anche sul mercato collezionistico, ritorna finalmente alla luce in vinile 180 gr. per opera della label Plain Recordings, alla quale va naturalmente tutto il nostro caloroso encomio&#8230;</p>
<p>&#8230;due preziosi cofanetti che farebbero un figurone adeguatamente impachettati ed infiochettati, anche perchè il loro contenuto è ormai piuttosto inusuale: la Fantasy pubblica una &#8220;Singles Collection&#8221; dei <strong>Creedence Clearwater Revival</strong> contenente nientepopodimeno che 15 7&#8243; 45 giri mentre, su un versante completamente opposto, ci pensa la Touch And Go a raccontare la storia dei<strong> Jesus Lizard</strong> attraverso un&#8217;antologia retrospettiva in edizione limitata assemblata con nove singoli da tempo spariti dalla circolazione. Il titolo, laconico, è &#8220;Inch&#8221;&#8230;      </p>
<p>&#8230;vi avevamo  già parlato, nelle precedenti frattaglie, della riedizione della <strong>&#8220;Harry Smith&#8217;s Anthology Of American Folk&#8221;</strong> in differenti volumi in doppio vinile colorato ad opera della misteriosa label Doxy. Era toccato allora al primo tomo, dedicato alle &#8220;Ballads&#8221;: ora è la volta del vol. 2 &#8220;Social Music&#8221; e del vol.3, più generalisticamente intitolato &#8220;Songs&#8221;&#8230;</p>
<p>&#8230;fra le ultime pubblicazioni della stessa Doxy, anche il doppio album &#8220;Lady Day&#8221; di <strong>Billie Holiday</strong>, un&#8217;antologia preziosa contenente 35 classici della vocalist immortale&#8230;</p>
<p>&#8230;l&#8217;italica Lilith, invece, pubblica una &#8220;strana&#8221; antologia dei<strong> Tangerine Dream</strong> intitolata &#8220;Mysterious Semblance At The Strand Of  Nightmare&#8221;, un doppio vinile che rispercorre la storia dei corrieri cosmici per eccellenza attraverso una serie di registrazioni, anche rare, che coprono il periodo dal 1972 al 1979&#8230; </p>
<p>&#8230;&#8221;<strong>Beatles Play Bob Dylan</strong>&#8220;&#8230;e chi l&#8217;avrebbe mai detto? (chiedo scusa a fans e completisti dei Beatles&#8230;). E&#8217; il titolo di un album pubblicato dall&#8217;etichetta Vigotone all&#8217;interno del quale, come lascia intendere il titolo, i fab four rispolverano il repertorio del menestrello di Duluth&#8230;</p>
<p>&#8230;la Food ha ripubblicato &#8220;Modern Life Is Rubbish&#8221; e &#8220;Parklife&#8221;, due fra gli album più famosi della fase &#8220;brit-pop&#8221; dei<strong> Blur</strong>, in vinile colorato&#8230;</p>
<p>&#8230;aria di strenne natalizie anche in casa Music On Vinyl, con la ristampa del capolavoro di <strong>Jeff Buckley</strong> &#8220;Grace&#8221; e la pubblicazione di un doppio live con registrazioni risalenti agli anni 1995-1996 dal titolo &#8220;Mistery White Boy&#8221;. Entrambi in edizione per audiofili (?) in vinile 180 gr. &#8230;   </p>
<p>&#8230;agli amanti dei Doors consigliamo di non farsi sfuggire la riedizione, per la prima volta e non solo in vinile, dell&#8217;unico omonimo album di un oscuro gruppo della San Francisco del 1969, i <strong>Day Blindness</strong>, originariamente edito da un&#8217;oscura etichetta della città e diventato immediatamente feticcio per collezionisti. Responsabile del ripescaggio è la benemerita Studio 10 Records&#8230;</p>
<p>&#8230;l&#8217;avevamo evocato non molto tempo fa e siamo stati subito esauditi: la Virgin ha ristampato in vinile <strong>Faust IV,</strong> l&#8217;album probabilmente ideale per un primo approccio ai terroristi sonici di stanza alla comune di Wumme. Stessa etichetta con il vecchio logo della Virgin e artwork identico a quello dell&#8217;edizione originale, con il gusto dei particolari che davano notizia, fra l&#8217;altro, di un imminente tour con gli Henry Cow&#8230;</p>
<p>&#8230;dato il prezzo, che si dovrebbe aggirare sui 120/130 euro, questo è un &#8220;regalone&#8221; di Natale, ma coloro i quali potranno contare su una tredicesima piuttosto gonfia sappiano che è in commercio un box dei<strong> Dukes Of Stratosphear</strong> (gli XTC sotto mentite spoglie per chi ancora non lo sapesse), comprendente le edizioni in vinile 180 gr. ed in CD dei due album del curioso progetto, &#8220;25 O&#8217; Clock&#8221; e &#8220;Psonic Psuspot Album&#8221;, splendidi esempi di psichedelia inglese dei sixties meglio di come si suonava all&#8217;Ufo Club, un bonus 7&#8242; inedito ed un puzzle in cinquecento pezzi. Se possiamo fare felici grandi e piccini&#8230;</p>
<p>&#8230;un&#8217;altra gemma che ritorna finalmente alla luce è il mitico album &#8220;Almost Grown&#8221; di <strong>Lund Garrett</strong>, uno dei tanti oggetti volanti non identificati che attraversavano i cieli della West Coast negli anni d&#8217;oro. Registrato con il concorso di membri dei Quicksilver Messenger Service, Kak ed altre band minori, viene ripubblicato in copertina gatefold e con l&#8217;artwork originale dalla lungimirante World In Sound&#8230;</p>
<p>&#8230;e, per finire, parliamo ancora di Ufo a proposito dei misteriosi <strong>Wildfire</strong>, trio californiano di adozione texana, il cui unico album &#8220;Smokin&#8221; del 1969 è stato ristampato in 450 copie numerate dalla Shadoks Music. Heavy rock psichedelico fra i più rumorosi allora in circolazione che non mancherà di aprire nuove brecce nei cuori già martoriati dei fans di Blue Cheer et similia&#8230;</p>
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