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	<title>Late For The Sky &#187; Galaxie 500</title>
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	<description>Il blog della Vinyl Legacy Association</description>
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		<title>Il cielo in una stanza</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Sep 2012 16:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tagliabue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Juke Box all'Idrogeno]]></category>
		<category><![CDATA[Galaxie 500]]></category>

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“Ricordo chiaramente che mi sdraiai sul letto della mia cameretta a casa dei miei genitori a New York, al buio. Per ascoltare il nastro non avevo che un registratore portatile con le pile quasi scariche, e l’unica luce che illuminava la stanza era quella che veniva da fuori… Man mano che la cassetta scorreva, l’atmosfera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/VanRsfFMsjk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><em>“Ricordo chiaramente che mi sdraiai sul letto della mia cameretta a casa dei miei genitori a New York, al buio. Per ascoltare il nastro non avevo che un registratore portatile con le pile quasi scariche, e l’unica luce che illuminava la stanza era quella che veniva da fuori… Man mano che la cassetta scorreva, l’atmosfera si riempiva di magia. Ero così felice ed orgogliosa di quello che avevamo fatto…sentivo che il mio modo di suonare il basso aveva finalmente una direzione e così il nostro modo di scrivere canzoni ed il nostro suono. Ritengo che quello fu il momento del passaggio dall’innocenza all’esperienza. Penso che allora fossimo felici insieme, ma chissà se era vero per tutti…”  </em>(dal libretto allegato al cofanetto 1987-1991, Rykodisc 1996).</p>
<p>E’ Naomi a ricordare la sera in cui ascoltò per la prima volta la cassetta con i missaggi definitivi dei brani di On Fire, il  secondo album del terzetto di Boston edito su Rough Trade nel 1989, ed anche noi, per quanto ci sforziamo, non riusciamo a trovare termini più efficaci per descrivere l’incantesimo dei Galaxie 500.<br />
Si sono presi una bella rivincita Dean Wareham, Damon Krukowski e Naomi Yang nei confronti della frettolosità con cui la loro creatura è stata ignobilmente archiviata al termine del breve arco temporale della sua vicenda terrena, con tre album ed una manciata di singoli all’attivo. E se oggi i Galaxie 500 sono universalmente riconosciuti come i padrini di tutta la scena shoegazer e slowcore degli anni novanta, qualche briciolo di merito va senz’altro ascritto anche al coraggio ed alla lungimiranza della Rykodisc che, sacrificando per una volta le ragioni del portafoglio a quelle del cuore, ha ristampato tutta la sparuta discografia del gruppo all’interno di un magniloquente box quadruplo, ed è arrivata perfino a rispolverare, per una pubblicazione di poco successiva, i nastri di un inedito concerto di Copenhagen del 1990, contribuendo a mantenere desta l’attenzione del pubblico nell’agognato momento del raccolto.<br />
E pensare che i master dei tre album ufficiali della band, finiti troppo in fretta fuori catalogo, hanno rischiato seriamente di essere cancellati dalla storia travolti, insieme ad una buona parte delle relative royalties, dalla bancarotta di Rough Trade  del 1991 e si deve soltanto alla testardaggine di Damon Krukowsky, che riuscì a salvare a proprie spese le bobine dal naufragio della label, il grande merito di non aver privato le generazioni future della magia dei Galaxie 500.<br />
Colti nel momento magico e doloroso del trapasso dall’adolescenza all’età adulta, i tre riuscirono ad esprimere alla perfezione un universo sonoro ed emotivo placido, tranquillo, senza scosse, ove ogni elemento sembra seguire la propria orbita incurante dei sommovimenti del mondo esterno. E’ un atteggiamento riflessivo e contemplativo nei confronti della vita e di tutti gli avvenimenti che l’attraversano, dalla nascita alla morte, catturati attraverso il filtro delle proprie esperienze personali e giudicati da una dimensione straniante, quasi sospesa nel vuoto, a due passi dal nulla…<br />
E’ una musica intima ed intimista, da ascoltare preferibilmente da soli o al massimo con la persona amata,  cui affidarsi con passione e senza pregiudizi. Sarà terribilmente facile, allora, ritrovarsi compiaciuti ostaggi della malinconia infinita di quelle atmosfere placide e struggenti, in grado  di liberare il flusso dei pensieri dall’ansia del quotidiano e di innalzarlo verso una dimensione ultraterrena.<br />
La semplicità di arrangiamenti assolutamente quieti e lineari ma mai banali, di basi chitarristiche scarne e minimali con pochissimi elementi di disturbo: rari gli assoli, gli interventi di altri strumenti, le sovrapposizioni vocali, i cambi di tempo…solo la voce sognante ed enigmatica di Dean a tessere melodie ipnotiche, spesso inarrivabili, quasi sempre indimenticabili.<br />
La massima semplicità per la massima intensità.<br />
Su tutto, si sarà ormai capito, lo spettro ingombrante ma accomodante dei memorabili Velvet del terzo album, oltre a riferimenti meno nobili e più contemporanei quali Opal e Cowboy Junkies: citazioni più che plausibili ma da prendere comunque con le pinze per non sminuire la carica innovativa e lo spirito liberatorio della musica del gruppo.<br />
E’ difficile e soprattutto inutile cercare novità, cambiamenti, piccole rivoluzioni o semplici giri di boa nel clima generale che pervade le tre opere principali dei Galaxie 500: dopo il debutto sulla lunga distanza di Today (per Thurston Moore “migliore disco chitarristico del 1988”), ogni album sembra cominciare nello stesso punto in cui era stato interrotto il precedente, per poi proseguire nella medesima direzione come un imprescindibile complemento, un nuovo capitolo della stessa appassionante storia.<br />
Ecco allora, come sempre con la produzione di Kramer, sorta di guru psichedelico dell’epoca ed a tutti gli affetti membro aggiunto della band, la suadente poesia del masterpiece On Fire (1989) ed il morbido addio di This Is Our Music (1990).<br />
Soffocati da irriducibili divergenze di opinione e di carattere i Galaxie 500 sarebbero rientrati dalla loro orbita di lì a poco per sancire una irrimediabile frattura: da una parte Dean Wareham con i suoi Luna, dall’altra Damon e Naomi con l’omonima sigla.<br />
Chi se li fosse persi all’epoca non commetta un nuovo, imperdonabile, errore.   </p>
<p><em>(da LFTS n. 59)</em></p>
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		<title>Qualche segnalazione a 33 giri</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Aug 2009 17:21:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tagliabue</dc:creator>
				<category><![CDATA[News from the vinyl world]]></category>
		<category><![CDATA[Blank Dogs]]></category>
		<category><![CDATA[Faust]]></category>
		<category><![CDATA[Galaxie 500]]></category>
		<category><![CDATA[Mercury Rev]]></category>

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		<description><![CDATA[A trent’anni esatti dall’ultima ristampa vinilitica, quella di Recommended Records del 1979, ed a quasi quaranta dalla sua pubblicazione, avvenuta nel 1972 su etichetta Polydor, rivede finalmente la luce nel nero formato “So Far”, il disco più ispirato dei Faust ed uno dei capolavori del krautrock tutto (e non solo). Il merito dell’operazione va alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A trent’anni esatti dall’ultima ristampa vinilitica, quella di Recommended Records del 1979, ed a quasi quaranta dalla sua pubblicazione, avvenuta nel 1972 su etichetta Polydor, rivede finalmente la luce nel nero formato “So Far”, il disco più ispirato dei Faust ed uno dei capolavori del krautrock tutto (e non solo). Il merito dell’operazione va alla “4 Men With Beards” di San Francisco, label specializzata nel settore delle ristampe, titolare di un succulento catalogo che vi invitiamo a scoprire fra le pagine del web. <span id="more-87"></span>L’edizione è del tutto fedele a quella originale, quotata attualmente fra i 100 ed i 150 euro, e comprende anche le nove lussuose tavole illustrate di Edda Kochl. Il prezzo “alla fonte” è di 21 dollari, ma dalle nostre parti veleggerà intorno ai 30 euro, nonostante il cambio favorevole… La ristampa di “So Far”, secondo album dei Faust, si affianca a quella dell’omonimo debutto, pubblicata lo scorso anno su etichetta Lilith. Per completare il quadro sul periodo “storico” della band tedesca attendiamo ora con impazienza che qualcuno rimetta mano ai “Faust Tapes” (1973) ed a “Faust IV” (1974).</p>
<p>Anche se è già passato qualche mese dalla sua pubblicazione, ci teniamo a ricordare che l’edizione in vinile di “Snowflake Midnight”, l’ottimo ultimo lavoro dei Mercury Rev, è articolata come doppio album comprendente anche “Strange Attractor”, disco interamente strumentale tratto dalle medesime session di registrazione, altrimenti solo scaricabile gratuitamente dal sito della band. Si tratta, quindi, dell’unico supporto “fisico” sul quale è impressa un’opera tutt’altro che trascurabile.</p>
<p>Non sono invece purtroppo all’altezza del resto del lavoro i cinque brani in più rispetto all’edizione in CD che fanno bella mostra di sé sul doppio vinile di “Under And Under”, l’ultimo brillante prodotto a firma Blank Dogs, misteriosa one man band americana artefice di un fascinoso post punk dalle contaminazioni più disparate. Peccato per un confronto perso non tanto per demerito degli inediti quanto per il livello stratosferico degli altri brani già presenti sul CD. L’etichetta è la In The Red e l’acquisto è comunque caldamente consigliato agli amanti di queste sonorità. Per molti, insomma, ma non per tutti.</p>
<p>Un&#8217;altra ristampa che merita di essere segnalata è quella di &#8220;Today&#8221;, il primo meraviglioso album dei Galaxie 500, terzetto bostoniano bellamente ignorato in vita e glorificato post-mortem fra i principali ispiratori del movimento shoe-gazer. L&#8217;anno di pubblicazione è il 1988: atmosfere ovattate e sognanti spezzate da lunghe cavalcate chitarristiche che, all&#8217;epoca, ebbero un padrino d&#8217;eccezione in Thurston Moore dei Sonic Youth. Artefici di questo indispensabile ripescaggio sono i tipi della misconosciuta &#8220;20/20/20&#8243; che promettono, a breve, anche la riedizione degli atri due album della band, &#8220;On Fire&#8221; e &#8220;This Is Our Music&#8221; .</p>
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