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	<title>Late For The Sky &#187; Carter Sampson</title>
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	<description>Il blog della Vinyl Legacy Association</description>
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		<title>CARTER SAMPSON &#8211; Wilder Side</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2016 10:53:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Crazy Carnevale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock'n'Pop]]></category>
		<category><![CDATA[Carter Sampson]]></category>

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CARTER SAMPSON – Wilder Side (Continental Song City 2016/IRD)
Ma quante brave cantautrici ci sono sparse nei cinquanta stati dell’Unione?
Verosimilmente a questa domanda nessuno sarà mai in grado di dare una risposta: sarà perché negli ultimi tempi mi è capitato di ascoltarne diverse, e tutte estremamente gradevoli ed ispirate, ma la una domanda che mi frulla [...]]]></description>
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<p>CARTER SAMPSON – Wilder Side (Continental Song City 2016/IRD)</p>
<p>Ma quante brave cantautrici ci sono sparse nei cinquanta stati dell’Unione?</p>
<p>Verosimilmente a questa domanda nessuno sarà mai in grado di dare una risposta: sarà perché negli ultimi tempi mi è capitato di ascoltarne diverse, e tutte estremamente gradevoli ed ispirate, ma la una domanda che mi frulla in testa da molto. Carter Sampson è l’ennesima emerita sconosciuta a cui non posso fare altro che augurare ogni bene possibile: l’ascolto di questo suo disco, il quarto della sua carriera, è davvero coinvolgente, le canzoni sono dirette ed arrivano subito, colpiscono nella loro semplicità ed allo stesso tempo nella loro potenza. </p>
<p>Questa signora dell’Oklahoma, cresciuta ascoltando la musica giusta (nelle canzoni di questo nuovo lavoro si possono cogliere citazioni dedicate a James Taylor e a Dylan), sa decisamente come scrivere canzoni e con la sua bella voce, potente ed al tempo stesso morbida pare si sia guadagnata l’epiteto di regina dell’Oklahoma, musicalmente parlando.</p>
<p>Il disco mette sul piatto (o nel lettore, più propriamente) dieci belle ballate, arrangiate con gusto e suonate bene, senza troppi fronzoli, grazie all’aiuto di uno sparuto team capitanato dal polistrumentista e produttore Travis Linville.</p>
<p>Chitarre soprattutto, di ogni tipo, un organo, un banjo e belle voci. Wilder Side non ha fatto a tempo ad uscire che subito si è guadagnato una lunga serie di positive recensioni sulla stampa e sul web, qualcuno ha accomunato la Sampson a Lucinda Williams, ma il modo di cantare va più verso il genere Puss’n’Boots (la superband al femminile in cui  milita Norah Jones). </p>
<p>Fin dalla magica apertura affidata al brano che intitola il disco, la sensazione è quella di trovarsi davanti ad un prodotto immediato, di quelli che non hanno bisogno di troppi ascolti per cominciare a piacere: Wilder Side è una canzone che entra subito in circolazione e conquista. Il discorso vale però più o meno per tutte le altre composizioni, con preferenze assolute per Run Away, impreziosita da un gran giro di chitarra acustica, per la struggente Medicine River, cantata con convinzione e suonata con una misuratezza di suoni davvero fantastica, l’acustica che ricama, le svisate di dobro, un banjo appena accennato. Ma è bellissima anche Take Me Home With You, e che dire di Holy Mother o della conclusiva See The Devil Run dalle atmosfere rilassate.</p>
<p>Quanto al quesito riguardante quante brave cantautrici partoriscano gli States, la risposta soffia nel vento, quello dei mulini, visto e considerato che un’artista di questo calibro per pubblicare i suoi dischi si deve rivolgere ad una piccola casa discografica olandese!</p>
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