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	<title>Late For The Sky &#187; Angus Crowne</title>
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	<description>Il blog della Vinyl Legacy Association</description>
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		<title>ANGUS CROWNE &amp; THE FAMILY JEWELS – Shag Rug</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Feb 2018 23:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Crazy Carnevale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock'n'Pop]]></category>
		<category><![CDATA[Angus Crowne]]></category>

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ANGUS CROWNE &#038; THE FAMILY JEWELS – Shag Rug (Angus Crowne Media/Hemifran 2017)
Lo sguardo a metà strada tra il torvo ed il perplesso, il giubbotto di pelle da motociclista: Angus Crowne ci guarda dalla copertina casereccia di questo suo secondo disco, tanto casereccia che la foto non è nemmeno centrata, e non sembra proprio una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2018/02/angus-crowne646.jpg"><img src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2018/02/angus-crowne646-300x300.jpg" alt="Angus Crowne Cover" title="Angus Crowne Cover" width="300" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-5286" /></a></p>
<p>ANGUS CROWNE &#038; THE FAMILY JEWELS – Shag Rug (Angus Crowne Media/Hemifran 2017)</p>
<p>Lo sguardo a metà strada tra il torvo ed il perplesso, il giubbotto di pelle da motociclista: Angus Crowne ci guarda dalla copertina casereccia di questo suo secondo disco, tanto casereccia che la foto non è nemmeno centrata, e non sembra proprio una cosa voluta.</p>
<p>E che sia perplesso non deve essere un caso perché il suo è un disco che lascia perplessi fin dal primo ascolto, in senso positivo visto la quantità di idee e varietà musicali che lui e i suoi due soci ci hanno infilato dentro. Lui canta, suona il basso e l’ukulele, Gavin Ross si occupa delle chitarre e Tino Marrufo della batteria (ma ci sono anche delle tastiere il cui suonatore non è indicato nelle note dell’approssimata copertina).</p>
<p>Little Green Men ha un attacco punk (una delle canzoni più riuscite del disco è addirittura intitolata Punk Rock Aftershok), ma non nel senso classico, e mano a mano che il disco procede la cosa ricorda sempre maggiormente la musica di Jonathan Richman, anche certi suoni sincopati dei primi Talking Heads, ma senza la vocalità di Byrne.</p>
<p>Il fatto che i recensori americani a proposito di questo disco abbiamo parlato di rock surreale sembra quanto mai appropriato. Crowne non è un pivello, ha bazzicato il mondo musicale per anni, in qualità di promoter di concerti, ma è anche uno sceneggiatore e un produttore di spettacoli teatrali, ora alla tenera età di quarant’anni (più o meno) ha deciso di diventare un rocker senza pretese questo è il risultato: concerti nei bar di Los Angeles, musica semplice ma non del tutto scontata. Tra i titoli di spicco del disco c’è sicuramente Middle Age Crawl dal testo vagamente e spiritosamente autobiografico, Hello Godbye e Calm Seas hanno un gusto tipicamente tropicale e non solo per via dell’ukulele; decisamente surreale la spettacolare Opened Book, caratterizzata de vari cambi di tempo.</p>
<p>E che dire della chitarra surf e geometrica dell’allucinata Beyond The See? Certo, Angus Crowne non correrà mai il rischio di diventare una superstar, ma è il primo a dichiarare che non è questo il suo intento e la sua onestà intellettuale va sicuramente premiata concedendo ad un disco come questo di essere ascoltato, se non altro per la sua volontà di non seguire stilemi troppo in voga. </p>
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