<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Late For The Sky &#187; Andre Cymone</title>
	<atom:link href="http://www.lateforthesky.org/tag/andre-cymone/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.lateforthesky.org</link>
	<description>Il blog della Vinyl Legacy Association</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Apr 2026 07:39:15 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>ANDRE CYMONE – 1969</title>
		<link>http://www.lateforthesky.org/2017/10/24/andre-cymone-%e2%80%93-1969/</link>
		<comments>http://www.lateforthesky.org/2017/10/24/andre-cymone-%e2%80%93-1969/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2017 10:37:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Crazy Carnevale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock'n'Pop]]></category>
		<category><![CDATA[Andre Cymone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lateforthesky.org/?p=5104</guid>
		<description><![CDATA[
ANDRE CYMONE – 1969 (Leopard 2017/ IRD)
L’idea di base di questo disco è abbastanza chiara, fin dall’inizio: i primi secondi del disco i fanno ascoltare la manopola di un sintonizzatore che gira alla ricerca della musica giusta. E la musica giusta per Andre Cymone, classe 1958, è quella che undicenne ascoltava alla radio, quella di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2017/10/andre-cymone510.jpg"><img src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2017/10/andre-cymone510-300x300.jpg" alt="andre cymone[510]" title="andre cymone[510]" width="300" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-5105" /></a></p>
<p>ANDRE CYMONE – 1969 (Leopard 2017/ IRD)</p>
<p>L’idea di base di questo disco è abbastanza chiara, fin dall’inizio: i primi secondi del disco i fanno ascoltare la manopola di un sintonizzatore che gira alla ricerca della musica giusta. E la musica giusta per Andre Cymone, classe 1958, è quella che undicenne ascoltava alla radio, quella di quell’anno immenso che fu il 1969, non a caso titolo del disco: musica ricca di contenuti, di idee e di messaggi politici.</p>
<p>Attenzione però: 1969 non suona assolutamente come un disco datato di classic rock, tutt’altro, è un disco molto moderno, ricco di idee e di influenze, magari ripescate da quei giorni felici così lontani, ma proposte con uno spirito attualissimo.</p>
<p>Ma chi è Andre Cymone vi chiederete a questo punto? Nato come Andre Simon Anderson, l’artista protagonista di questo disco è un produttore e polistrumentista legato fin dalla gioventù a Prince nel cui gruppo pre-Revolution ha ricoperto il ruolo di bassista. Ma se la carriera di Cymone è costellata di lavori e produzioni all’insegna di una black music dalle tinte fortemente orientate verso soul e funk, questo 1969 può essere considerato un disco rock a tutto tondo, un rock nero, d’accordo, che ricorda alla lontana le sonorità dell’Arthur Lee post sbornia psichedelica.</p>
<p>L’idea di base di cui sopra è sviluppata nel disco in maniera molto decisa e pur non ricordando dichiaratamente nessun musicista di quell’epoca, qua e là in 1969 fanno capolino tutte le influenze possibili ed immaginabili, abilmente mescolate da Cymone che oltre ad occuparsi della voce, della chitarra solista e del basso è al timone anche come produttore, supportato da un esiguo manipolo di accompagnatori, per lo più chitarristi, che lo assecondano in questo suo concept.</p>
<p>Spunti hendrixiani, riff alla Stones (sia quelli dichiaratamente rock’n’roll, sia quelli di fine settanta quando qua e là strizzavano l’occhio alla disco), brani intimi guidati dalla chitarra acustica, suonata però con effetti moderni e soluzioni sonore che non possono non richiamare il vecchio compagno d’armi di Cymone, a cui il disco è dedicato.</p>
<p>Se le canzoni iniziali sono accattivanti e piacevoli, è con la terza traccia, California Way, d’ispirazione dichiaratamente hendrixiana come recitano le note di copertina, è un tripudio chitarristico che prende dalle prime note e piace un sacco.<br />
Buona anche Already There, ma meglio ancora è Breathin’ Out Breathin’ In in cui – dopo un’introduzione vagamente psycho &#8211; echeggiano quelle atmosfere soul disco di cui sopra. It’s Rock’n’Roll, Man aperta e chiusa da applausi posticci è invece tutta un riff che gioca tra blues e rock. Point And Click si apre con una chitarra distorta da paura, poi l’atmosfera si fa più rarefatta e il brano si tinge di pop. Piace di più la traccia seguente, l’acustica Black Lives Matter tutta ad appannaggio di voce e chitarra che vestono alla perfezione una composizione vincente, uno dei punti forti del disco. Bella la successiva It Ain’t Much, mentre Black Man In America ( a cui prendono parte anche Mic Murphy ed il batterista della band di Prince in cui Cymone militava) e in particolare la title track (acustica) – che dovrebbero essere tra i brani di punta – non mi convincono del tutto e alla lunga risultano ripetitive. Il finale è affidato alla devastante Is That You, in cui tornano prepotentemente gli echi hendrixiani già apprezzati in California Way.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lateforthesky.org/2017/10/24/andre-cymone-%e2%80%93-1969/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
