ELIZA GILKYSON – Songs From The River Wind

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Eliza Gilkyson – Songs From The River Wind (Howlin’ Dog Records/IRD 2021)

Non ci ha messo troppo tempo Eliza Gilkyson a dare un seguito al suo disco intitolato come l’anno della pandemia (e uscito appunto quell’anno), cosa non abituale per questa cantautrice di nobile schiatta dal pedigree illustre che, solitamente tra un disco e l’altro lascia passare qualche anno. Il nuovo CD è una bella sorpresa, un viaggio nell’universo delle canzoni d’ispirazione western, e western, fortemente, è anche l’immagine di copertina che richiama suggestive atmosfere per noi viste, riviste, amate e riamate al cinema.

Un disco a tratti intimo, altre più gioioso, dominato da un canto ispiratissimo e dall’essenzialità mai scarna di un pugno di collaboratori che la seguono con discrezione creando di volta in volta le giuste atmosfere. Eliza mescola brani originali nuovi con personali riletture di composizioni tradizionali a cui si è presa la briga di fare aggiunte alle liriche, adattandole dunque agli stati d’animo personali che quei brani le suggeriscono. Siamo vicini al sapore polveroso dei dischi di Tom Russell dedicati al vecchio West, anche se il disco di Eliza brilla ovviamente per la propria originalità.

È particolarmente impressionante la freschezza della sua voce (la Gilkyson ha passato i settant’anni eppure canta come un angelo) e non da meno sono gli arrangiamenti orditi dai Rifters, il trio vocale guidato da Don Richmond – assolutamente splendido in tutto l’album, sia che suoni le chitarre, la Weissenborn, la pedal steel, il mandolino, il banjo o qualunque altro strumento a corde e non da lui usato nelle registrazioni – che include anche Rod Taylor e Jim Bradley. Poi nel disco ci sono anche alcuni altri ospiti ma giusto per un brano o due, tutto il resto è suonato da Eliza con Don. Ed è una delizia, a partire dalla bella apertura affidata a Wonderin’ e dalla seguente Buffalo Girls Redux (qui c’è anche Michael Hearne alla chitarra acustica) bella rilettura con nuove liriche di un classico della tradizione, una delle perle di questa raccolta. La bontà prosegue con Farthest End e con la bellissima Charlie Moore, entrambe composte ex novo dalla titolare del disco. Autografa anche la minimale Wind River And You, da cui arriva all’incirca il titolo del disco, in Colorado Trail poi, Eliza è in stato di grazia, la sua voce cita direttamente la mitica Emmylou (occorre dire il cognome?) e in sotto fondo Don Richmond intreccia i suoni delle acustiche del mandolino e della steel col violino di Warren Hood, presente anche nella seguente The Hills Behind This Town più ariosa e movimentata, uno dei momenti migliori del disco, con Kym Warner ospite al mandolino. Intima, desertica, quasi spettrale Bristlecone Pine con i bei cori dei Rifters, presenti anche in Before The Great River Was Tamed, composizione lunga e lenta in punta di chitarre di cui i tre sono anche autori. Si apre con un bell’intreccio di corde At The Foot Of The Mountain, le corde delle chitarre e del mandolino, nonché del violino in sottofondo: per scriverla la Gilkyson ha unito le forze al talento di John Gorka, il risultato è splendido e Michael Hearne si unisce ai Rifters per le parti vocali. Don’t Stop Lovin’ Me ha un sapore molto retro, uno swing ballabile condotto dal violino (qui suonato da Richmond) e prelude alla lunga Taoseña Lullabye, ballata in punta di piedi con vaghi accenti d’oltreconfine e con ospite John Egenes all’autoharp che chiude degnamente il disco, anche se per la verità c’è in fondo una breve coda intitolata CM Schottische, ripresa di un’antica square dance strumentale eseguita dai soli Eliza e Don.

Paolo Crazy Carnevale

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