JAY PINTO – Jay Pinto

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JAY PINTO – Jay Pinto (Jaypintomusic 2017)

Nativo della costa orientale, di Boston per la precisione, Jay Pinto ha cercato fortuna artistica sulla West Coast, risalendola tutta partendo da sud fino a stabilirsi in quel di Seattle ed ha pubblicato sul finire del 2017 il suo terzo disco, escludendo quello registrato in seno alla band dei Bananafish).

L’atmosfera della città natale – una delle principali location per la musica dei cantautori d’ispirazione folkie negli anni novanta, complice l’essere attigua all’universitaria Cambridge, in cui come soleva dire il mio amico Patrick c’era da andare ad ascoltare musica del vivo otto sere per settimana (eight nights a week) – e il calore della California, terra d’elezione per molto cantautorato a stelle e strisce, hanno contribuito a forgiare lo stile musicale di Pinto, che con questo lavoro consegna ai posteri un piacevole dischetto, suonato quasi in punta di piedi, atmosfere acustiche con giusto un paio di chitarre, la sua voce, qualche coro, un’armonica dolce in stile Graham Nash.

Il risultato, pur non raccontando nulla di nuovo, è decisamente gradevole, dieci canzoni dalla struttura accattivante e funzionale. D’altra parte è difficile inventare qualcosa di nuovo in quest’ambito musicale e spesso si finisce con l’ascoltare nuovi cantautori davvero sonnacchiosi e senza brio. Pinto no.

Pinto propone qui canzoni scritte nel corso di una carriera pluridecennale visto che non è più un ragazzino: bella l’iniziale Stray e altrettanto si può dire della seguente Through The Eyes Of A Fisherman, appena più arrangiata è From Pineapple Avenue To Marginal Way, ballata particolarmente riuscita, ed è più ritmata Change Of Heart che in qualche passaggio ricorda vagamente Neil Young, ma la voce di Pinto gira totalmente altrove.

Da menzionare, almeno, ancora, Sad Jack.

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