ERIC LINDELL – Revolution In Your Heart

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ERIC LINDELL – Revolution In Your Heart (Alligator/IRD 2018)

Non fatevi fuorviare dal fatto che questo disco sia pubblicato dalla Alligator, una delle migliori etichette per quanto riguarda la promozione della musica blues, o quanto meno rock-blues: per carità una vaga matrice c’è, ma questa bella produzione del cantautore Eric Lindell sfugge alle definizioni di genere e preferisce inserirsi nella scia dei singer songwriters elettrici che mescolano sapientemente tradizione e rock.

L’autore (che in questo caso fa anche il producer e si suona quasi tutti gli strumenti), si è chiuso negli studi di Bogalusa, in Louisiana, dove da tempo si è trasferito, dopo un girovagare che dalla natia California lo ha portato a spasso per gli States: eppure qualcosa della solare terra d’origine è rimasto nella musica di questo quasi cinquantenne che nell’arco di una ventina d’anni ha disseminato ben quattordici dischi.

Questo Revolution In Your Heart, oltre ad essere un gran bel disco, segna il ritorno di Lindell in casa Alligator, dopo quasi dieci anni di pellegrinaggio su etichette minori.

Non un disco di blues si diceva, ma un disco di belle canzoni che mostrano la felice vena compositiva del titolare che si destreggia tra basso, organo, armonica e chitarre varie, soprattutto l’elettrica con cui dissemina il disco di begli interventi: se Big Horse è un rock blues a tutti gli effetti non privo di venature funk sottolineate da organo e wah wah, Heavy Heart è una brillante composizione che la solista impreziosisce non poco; Pat West mescola invece certo country rock di matrice californiana con influenze leggermente caraibiche, come usavano fare spesso i cantautori degli anni settanta. Kelly Ridge è una sorta di zydeco elettrico, ma nel testo si parla di California e con le sue composizioni in effetti, Lindell si candida decisamente a miglior erede di taluni suoi conterranei che nella storia della musica rock hanno sposato California e paludi del sud: tanto per dirne due, John Fogerty e Lowell George, ma poi, quando parte Claudette, vien da chiudere gli occhi e la chitarra e il ritmo spezzato portano alla memoria certe atmosfere della Band, la gloriosa The Band.

Non c’è che dire, Lindell ha frequentato buone scuole, a mandato a mente le lezioni ed ora, con questa sua uscita ci delizia sapientemente.

Qualche altro titolo? Appaloosa (nulla a che vedere con la label lombarda), Revolution, Shot Down o Millie Kay in cui emerge l’ispirazione country-rock.

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