NICK MOSS BAND FEATURING DENNIS GRUENLING – The High Cost Of Low Living

NICK MOSS BAND FEATURING DENNIS GRUENLING[750]

NICK MOSS BAND FEATURING DENNIS GRUENLING – The High Cost Of Low Living (Alligator/IRD 2018)

Classe 1969, Nick Moss è uno degli attuali esponenti del blues di Chicago, la città dove è nato e dove, evidentemente ha sviluppato il proprio stile chitarristico, così tipico della ventosa metropoli sulle rive occidentali del lago Michigan.

Dopo la classica gavetta al servizio di gente come Buddy Scott e Jimmy Rogers da una quindicina d’anno ha cominciato un’onesta – nulla più – carriera come solista come chitarrista e cantante, per lo più sotto l’egida della Blue Bella Records: per questa sua nuova fatica è passato all’Alligator, etichetta regina del settore, e oltre a capeggiare la band che da lui prende il nome, ne divide parzialmente la leadership con l’armonicista Dennis Gruenling, la cui presenza aggiunge un po’ di colore al risultato finale.

Nulla di nuovo, beninteso, rispetto ai recenti dischi Alligator di Curtis Salgado e Tommy Castro, le pur apprezzabili prodezze della Nick Moss Band, passano un po’ in sordina.

Qualche brano è più interessante di altri, come Note On The Door (con gran lavoro dell’armonicista) o Crazy Mixed Up Baby, lo slow blues pianistico He Walked With Giants, in altre occasioni il risultato è un po’ risaputo (Get Right Before You Get Left sembra la riscrittura della Shake Rattle And Roll di Bill Haley), la title track ruba invece il titolo (ma solo quello) ad un brano dell’Allman Brothers Band che figurava nell’ultimo disco di studio inciso da Allman, Haynes e soci. Get Your Hands Out Of My Pockets porta la firma di Otis Spann e, guarda un po’, la chitarra si mette un po’ in disparte per lasciare spazio al piano di Taylor Streiff.

La maggior parte dei brani porta la firma del titolare, due sono invece composti e cantati dall’armonicista ospite, Count On Me e Lesson To Learn, troppo uguale a tante cose di Bo Diddley; per il finale il gruppo mette in scena All Night Diner, uno strumentale in cui Moss dialoga con l’organo di Jim Pugh, e una versione dell’ultra classica Ramblin’ On My Mind, qui resa davvero con gusto, ma fare i conti con un brano su cui hanno già messo le mani Mayall e Clapton è sempre cosa ardua.

La produzione è di Kid Andersen, anch’egli di casa presso l’Alligator in qualità di chitarrista del gruppo di Rick Estrin.

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