CECE WINANS – Let Them Fall In Love

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CECE WINANS – Let Them Fall In Love (Thirty Tigers Records 2017)

La black music, non è un mistero, pur partendo tutta da una stessa matrice, si è evoluta in mille generi e sottogeneri: la disco, il rap, l’hip hop sono loro (e nostro) malgrado un derivato di quel grande soul e rhythm’n’blues che negli anni gloriosi del vinile ci hanno consegnato artisti monumentali, ma se le contaminazioni sono molteplici e il loro conteggio si perde nell’infinito, di black music d’alta qualità, pur con inevitabili concessioni ad altre sonorità, ne viene ancora prodotta parecchia.

È il caso di questo recente disco della cantante gospel Cece Winans, sulla breccia da parecchi anni, dapprima col duo Bebe & Cece (insieme al fratello Benjamin), dal nome abbastanza infausto e ridicolo, poi come solista. Il gospel pop con cui è condito questo vinile pubblicato dalla Thirty Tigers, un’etichetta che è una garanzia, è a volte un po’ leggero e sovrarrangiato, ma è definitivamente figlio della musica che gli afro americani cantavano, con notevoli risultati e riscontri, negli anni d’oro in cui Stax e Motown erano sinonimi di garanzia.

Il disco è prodotto da Alvin Love III, consorte della Winans, che pur eccedendo qua e là nell’uso di archi e cori, finisce comunque col consegnarci un disco apprezzabile che va ben oltre le connotazioni solitamente associate al gospel.

La voce è di quelle giuste, si capisce da subito, anche se il primo brano He’s Never Failed Me Yet ed il seguente Run To Him strizzano un po’ l’occhio al pop, con Hey Devil! la ricetta cambia, il ritmo spacca e tutta la classe della Winans vien fuori, e vien fuori anche in Peace From God, ballatona guidata dal pianoforte con un break di chitarra acustica e un bel coro a supporto della bella voce della titolare.

Ma il pezzo forte del primo lato è la canzone che lo chiude, una rilettura intensa e riuscita del brano di Kris Kristofferson Why Me?, già rivestita di gospel decenni fa anche da Elvis Presley. Qui la Winans ce la mette proprio tutta per fare una gran bella cosa, l’inizio con la chitarra elettrica appena pizzicata e la gran voce, poi il crescendo con l’organo, i cori e persino una pedal steel usata con parsimonia.

Il lato B parte ugualmente alla grande, Lowly – che è firmata dal marito di Cece – sembra provenire da quella scuola musicale del profondo sud che mescolando country e soul ha lasciato tracce profonde passando per Memphis e Muscle Shoals: l’incedere è vincente, le voci non se ne parla neppure e il pianoforte di Gabe Dixon guida la composizione, che prima del finale ha un breve rallentamento per sola voce e steel guitar prima di decollare vorticosamente.

L’atmosfera si fa più raccolta con Never Have To Be Alone, ballata essenziale dall’arrangiamento misurato (cori e violini ci sono, ma in maniera meno preponderante) che ricorda il pop soul di casa Motown; riesplode poi con Dancin’ In the Spirit, con botta e risposta tra la solista e le coriste su un ritmo sostenuto da un fantastico suono di basso su cui piano e organo ballano allegramente, la soul music venata di funky che prelude alla nascita della disco. Marvelous è forse il brano più propriamente gospel di questo vinile, un gospel moderno con entrata sfumata dell’organo da chiesa, su cui si innestano la voce della Winans e il coro alle sue spalle guidando il brano per tutta la durata, prima che verso la fine facciano capolino – appena appena – basso, chitarra e batteria.

Il finale è affidato ad un brano pianistico composto dalla stessa Winans, l’arrangiamento a cavallo tra pop e jazz (batteria spazzolata e) è abbastanza distante dal resto e appesantisce il risultato finale, privando un bel disco del giusto finale e conferendo alla canzone, non disprezzabile, un’atmosfera da musical disneyano (gli archi e i cori da film ci mettono del loro a rovinare tutto!).

A sottolineare le intenzioni gospel del disco, va osservato come i titoli dei brani – siano essi originali o meno – vengono fatti ricondurre a frasi tratte dalle sacre scritture, vangeli o salmi che siano.

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